Il tuo backup non serve a niente se non hai mai provato a ripristinarlo

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Ilustración: discos de copia de seguridad apilados con una flecha de restauración alrededor

Negli audit che facciamo, alla domanda «avete i backup?» si risponde quasi sempre con un sì tranquillo. La domanda successiva — «quand’è stata l’ultima volta che ne avete ripristinato uno?» — di solito genera un silenzio imbarazzato.

Non è colpa di nessuno in particolare: è che un backup che gira ogni notte e non dà errore sembra un backup che funziona. E non sempre lo è.

Cosa non funziona nella pratica

Ecco i casi che abbiamo incontrato più spesso, in ordine di frequenza:

  • Il backup viene fatto, ma non comprende tutto: manca un database, una cartella condivisa o il server aggiunto otto mesi fa.
  • Il backup sta nello stesso posto dell’originale. Un incendio, un furto o un ransomware se li porta via entrambi.
  • Il backup viene fatto su un disco USB che è scollegato da mesi e che nessuno ha più guardato.
  • Il backup esiste ed è completo, ma ripristinarlo richiede quattro giorni e l’attività ne regge uno.
  • Il backup è cifrato e nessuno sa dove sia la chiave.

La regola 3-2-1, in parole povere

Tre copie dei tuoi dati, su due supporti diversi, con una di queste fuori sede. È il minimo. Su questo, oggi aggiungiamo una condizione in più: almeno una copia deve essere immutabile, cioè non deve poter essere cancellata nemmeno con credenziali di amministratore. È l’unica cosa che regge un ransomware fatto bene.

Un backup senza una prova di ripristino non è un backup: è un’intenzione.

Come provarlo senza montare un circo

Non serve fermare l’azienda per provare un ripristino. Noi lo facciamo così:

  • Si tira su il backup in un ambiente isolato, senza toccare la produzione.
  • Si verifica che parta, che i dati ci siano e che la data sia quella che dovrebbe essere.
  • Si cronometra: quanto passa da quando si decide di ripristinare a quando il servizio è utilizzabile.
  • Si documenta il risultato e lo si confronta con l’RTO concordato.

È quest’ultimo punto a trasformare l’esercizio in qualcosa di utile. Se il tuo piano dice che in otto ore sei operativo e la prova dice ventisei, hai un problema da risolvere oggi, con calma, e non il giorno del disastro.

Due domande a cui dovresti saper rispondere

RPO: quante ore di lavoro puoi permetterti di perdere? È questo a stabilire ogni quanto va fatto il backup. RTO: quanto tempo puoi restare fermo? È questo a stabilire di quale tecnologia hai bisogno.

Se non hai questi due numeri concordati per iscritto con la direzione, il resto sono dettagli tecnici senza contesto.


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